BUON 2018

BUON 2018

Il 2017 che sta andando via e’ stato un anno davvero difficile e complesso ma mai arrendersi, mai farsi sopraffare, mai cedere e, soprattutto, imparare a godere delle piccole cose, delle sfumature, dell’ottimismo perché domani potrebbe essere migliore e quindi, cerchiamo sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. Le conquiste, anche piccoline, sono quotidiane….bisogna guardarle e goderne.

 

Buon anno a tutti dal Team di 50annieround e dalla sua pagina FB

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CI SONO CANZONI CHE FANNO VOLARE CON LA MENTE

CI SONO CANZONI CHE FANNO VOLARE CON LA MENTE

CI SONO CANZONI CHE FANNO VOLARE CON LA MENTE

Oxford Brogue

XVI – V – MMXVII

Ci sono canzoni che, come si, sa fanno volare con la mente.

Fanno tornare indietro nel tempo. Le storie che raccontano sembrano a volte le nostre.

Ed io, ascoltandone alcune, torno con la memoria al giorno che incrociai nella mia strada un’ amica. Storie diverse ma accumunati da anima e cuore. Ci si confida raramente ma a volte accade che per sensazione o visione astrale entri in sintonia con quella persona.

Da quel momento ci si iniziava a sentire spesso. Racconti, storie, sfoghi dell’anima. E poi iniziai a scrivere per lei nel suo splendido portale.

Ma un giorno ci allontanammo, non per screzi o litigi, ma per scelte di cammino diverso, che ci ha spostato il baricentro dell’amicizia in secondo piano per vari motivi, vuoi anche nostri personali.

Ma i pensieri volano. L’amicizia va oltre ad ogni barriera.

E anche se presi da frenesia lavorativa,  nuovi incontri e nuove compagnie, la lealtà ed il rispetto la faranno sempre da padrone.

Ci si sente, di rado, ma ci si sente. Ci si sostiene con parole di conforto reciproco quando qualcosa va storto. Ci si promette anche un caffè come capitava una volta.

Ma la distanza ed il lavoro a volte ci blocca.

Una promessa le feci.

Un pensiero serio ancora in esclusiva per il suo portale. E questo è il mio ringraziamento.

Di una persona che tramite lei ha aperto gli occhi su strade percorse.Una persona luminosa.

Da lei ho avuto insegnanti di vita. Ha avuto del tempo per me. Ed il tempo non ha prezzo.

I miei migliori racconti sono nati lì, nel suo mondo virtuale. E ricorderò sempre il racconto fatto su due ragazzi e la loro madre incontrati per caso in una zona di New York.

La vita insegna sempre.

Insegna a vivere con il sorriso anche se spesso non si riesce nemmeno ad alzare gli occhi per guardare le persone. Si impara a cadere rimanendo comunque in piedi. Ma soprattutto si capisce il vero valore dell’amicizia, non fatta per convenienza o secondi fini. Ma perché reale sincera e rispettosa.

Io ringrazio te Patrizia per avermi permesso di migliorare la mia vita capendo il percorso di vita e spirituale da intraprendere. E la mia amicizia, quella reale e quella fantastica del misterioso Oxford Brogue, sarà per sempre senza esitazioni

E chi volesse capire il vero peso della lealtà, basta che provi ad essere presente quando arriva una richiesta di aiuto, di ascolto, di voglia semplicemente di parlare. L’amicizia è stare a sentire, ma ascoltando non facendo solo presenza.

Grazie del tuo tempo

“Per te. Per la tua lealtà. E per la tua amicizia. Una promessa ti feci ed una riflessione ho scritto. Se pensi che valga la pena pubblicarla fallo. Altrimenti tienila nel tuo cuore. Sei una donna  unica e speciale. Non mollare mai perché mi hai insegnato a non farlo e a non perdermi nelle ombre e nel buio”

Questo pensiero di Oxford e’ arrivato ieri sera, come un fulmine a ciel sereno e inaspettato. Mi ha lasciato di sasso, non credevo, non pensavo.  Mi ha commosso a tal punto che ho voluto tenerlo per me, solo per me per qualche ora prima di pubblicarlo. L’ho fatto accoccolare a fianco al battito del cuore, l’ho fatto danzare al suo ritmo, l’ho fatto addormentare al suo rintocco.

 Stasera ve lo regalo

Oxford, come piu’ volte ho scritto ha un animo d’altri tempi e i suoi racconti sono impregnati di sentimenti puri rarissimi nel mondo di oggi; leggerli e’ un toccasana per la mente e il cuore.

Vola alto Oxford, non ti fermare. Osserva col tuo sguardo profondo cio’ che ti circonda, pronto ad esserci, sempre.

Grazie, amico prezioso.

Altri racconti di Oxford Brogue

E la sua pagina FB

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FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Anche quest’anno una meravigliosa avventura per gli occhi, un po’ meno per le gambe che hanno percorso svariati chilometri senza accorgersi, al momento, della lunga passeggiata, ma il giorno dopo si sono sentiti tutti…quei chilometri, ben 6.

Il percorso breve della Stramilanina da 5 km.

Da Paolo Sarpi alla Statale, passando per Microsoft House (il primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron) Brera, l’Accademia, l’Orto di Leonardo, via Manzoni, piazza della Scala e  il Duomo.

Che magnifica passeggiata in compagnia di un’amica e tra un commento e l’altro, una foto e l’altra non ci siamo nemmeno accorte che arrivava sera.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Microsoft House, la biblioteca dove, lassù, sull’ultimo scaffale piccolo piccolo ci stanno solo 3 libri

Una micro cellula di Chalet, c’e’ persino lo spazio per la legna del camino

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Giornata meravigliosa per questa avventura

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Il Signore con la cartella in mano sembra un ministro di passaggio a Milano. Dopo Microsoft iniziano le prime istallazioni di Brera Design District.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina
Da Agape, la semplicita’ lineare

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Agape: una vasca da bagno, pezzo unico in pietra naturale. Oltre il prezzo della vasca andrà valutato il rinforzo della soletta per il peso della vasca piena d’acqua!!! Meglio chiedere un preventivo prima d’innamorarsi e volerla a tutti i “costi”.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

E’ sparito il piano cottura, va di moda il fornello in ghisa direttamente per terra!!!!

Marmi pregiati ospitano i fuochi. La domanda e’ lecita: ma lo schizzo d’olio, la zucchina che saltata fuori dalla adella? Oddio il marmo!!!

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Son belli anche i cortili milanesi. Li scopri solo se butti l’occhio.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Le bandierine rosse e l’ingresso ufficiale a Brera Design District

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

E l’istallazione di Cappellini che apre le danze….

‘Dettagli Urbani’, la mostra patrocinata dal Comune di Milano e realizzata da Bellosta Rubinetterie in collaborazione con l’Accademia di Brera che ha permesso a 16 giovani fotografi del Master di Fotografia dell’Accademia di Brera di raccontare, attraverso i propri scatti, il legame formale ed emotivo tra le grandi architetture milanesi e i prodotti simbolo del design Made in Italy.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina
A presentare i contenuti della mostra, allestita in Largo Treves  l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive, Moda e Design Cristina Tajani con la Direttrice del Master di Fotografia dell’Accademia di Brera, Paola Di Bello, e Maurizio Bellosta, Amministratore Delegato di Bellosta Rubinetterie.

Anche Boffi espone fornelli senza piano di cottura e con le manopole direttamente inserite nel marmo, notare la cura con cui sul fianco la gessatura della pietra viene rispettata come per un abito sartoriale.

I costi? Sono ancora prototipi ma all’incirca € 1500 a mq.

Da architetto donna ho sempre badato tantissimo non solo all’estetica ma anche alla pratica. E’ vero che piani di cottura così cari presuppongono personale di servizio e quindi chi se ne frega di quanto tempo ci vuole a pulirli; ma anche il personale di servizio ha i suoi giorni di riposo e di vacanza e devono conoscere la manutenzione di oggetti così pregiati e anche la casalinga occasionale come lo pulisce questo benedetto fornello?

Il marmo o le pietre sono porose e assorbono qualsiasi liquido macchiando la superficie. Un fornello di tale portata non e’ brutto se e’ macchiato, e’ ORRIBILE.

Seguite, quindi, le istruzioni che vi dara’ l’azienda produttrice, altrimenti niente garanzia, ma tenete sempre di scorta una bomboletta di Viava.

Ho in casa dei piani in Beola levigata ma non vetrificata, li mantengo senza macchie da molti anni col trucchetto del Viava sulle macchie che cucinando, inevitabilmente, si fanno.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Lo Show room di Boffi in Via Solferino, 11 e’ un antico palazzo milanese e devo dire che gli allestimenti studiati per il Fuorisalone 2017 erano di gran gusto e ricercati.

Brise soleil per tenere in ordine il bagno e forme a tutto tondo per vasche e lavandini

Cortile interno e ultimo piano con finestre di grande effetto.

Una trama di maglieria per Missoni: Allestimento semplice ma di grandissimo impatto cromatico, grazie anche alla splendida giornata che ha illuminato i colori sgargianti delle pareti. Il “Dopomak” d’alluminio alle colonne ha contribuito a far esplodere tutte le nuance delle tinte.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Ed eccoci all’Appartamento Lago in Brera e “1 metro di libri  in ogni casa”

È la gentilezza il leitmotiv degli eventi organizzati da LAGO in occasione del Fuorisalone 2017 coinvolgendo il pubblico proponendo laboratori per bambini, tavole rotonde e consulenze – dal trucco all’hair styling, dallo yoga all’arte dell’origami floreale – a partecipazione gratuita, in collaborazione con esperti dei diversi settori.

Degustazioni gratuite, aperitivi free e colazioni “gentili”.  LAGO partecipa  al Fuorisalone 2017 sottolineando il rapporto tra cucina e design, valorizzando il desiderio di condividere il cibo e lo spazio con “gentilezza” che è un pensiero in grado di travalicare generi e classi sociali e proprio in questo va ricercato il suo grande potere di generare cambiamento.

L’invito e’ lasciare un post-it con un pensiero gentile.

E la parete dedicata si riempie di foglietti e di scritte….e perché no!

Un groviglio di abiti, borse, scarpe….una montagna di stracci che, francamente, non mi e’ piaciuta, ma tutto sommato il messaggio aveva il suo perché.  Davanti alla Pinacoteca, si ergeva una versione maxi dell’iconica poltrona UP5 con il pouf UP6 di Gaetano Pesce realizzata in collaborazione con il centro Artemisia Onlus, il Comune di Milano e con il supporto di Gobbetto Resine e Robertaebasta. La versione gigante della seduta, dalle fattezze femminili, si presentava “sommersa” da indumenti ricoperti  di resina, precedentemente utilizzati da donne provenienti da ogni parte del mondo. Un  monumento alla donna.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

E finalmente la Pinacoteca, curiosa, affascinante, ricca di gente e di istallazioni.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Una bella spiaggia con sabbia vulcanica per un po’ di relax

‘White in the city’, riempie il cortile e i loggiati della Pinacoteca di Brera di installazioni firmate da archistar come Giulio Cappellini, David Chipperfield, Daniel Libeskind, Patricia Urquiola, Stefano Boeri, Marco Piva e studio Zaha Hadid. Per l’allestimento a Brera dell’iniziativa di Oikos, i curatori hanno chiesto a diversi designer di intervenire con un frammento di architettura che rappresentasse una sintesi del proprio lavoro.

Usciamo nell’Orto Botanico di Brera per ammirare la splendida glicine secolare che arriva fin su all’osservatorio, non si riesce nemmeno ad inquadrarla tutta.

Istallazione curiosa di Guzzini, tutta in pregiato plex.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Uscite dall’Orto Botanico c’imbattiamo in una schiera di vecchie Fiat 500, di cui questa arancione contornata di piantine nuova Guinea invita ad un picnic in mezzo ai campi!!!!

Dopo qualche altro chilometro, finalmente arriviamo in Statale.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Mostra ‘Material-immaterial’ organizzata dalla rivista Interni per il Fuorisalone. Macro-installazioni dei migliori designer contemporanei (come Antonio Citterio, Italo Rota, Michele de Lucchi, Massimo Iosa Ghini e Ron Arad), giochi di specchi, focus sul Brasile e sculture iconiche.

Tanto colore e musica, sperimentazioni e modernità ma anche un pezzo di storia e archeologia.

Il Chiostro della ghiacciaia.

E ancora un bailamme di attività.

La passeggiata volge al termine, scende il sole e si ritorna a casa.

FUORISALONE 2017 QUASI UNA STRAMILANO, anzi Stramilanina

Ci vediamo al Fuorisalone 2018

 

QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA

QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA

QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA

Qf

e’ lo spazio CO-Working di via Procaccini 11 a Milano che ci ha ospitato la primavera scorsa per fare un percorso di JOB CLUB, un’esperienza unica e irripetibile. Il fatto che a distanza di più di 6 mesi io mi trovo a riparlare di QF vuol proprio dire che spazi e persone mi sono nel cuore e ho avuto modo di essere presente all’inaugurazione della mostra di fotografie di Emanuela Gregolin  “Points of View” terminata qualche giorno fa.

QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA
QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA

Nella realtà  l’inaugurazione della  mostra era un pretesto per rivederci noi di Job Club e continuare una tradizione iniziata in primavera di trovarci, parlare di lavoro o altro ma sempre davanti ad un bicchiere di vino e qualcosa da spiluccare insieme, meglio se fatto in casa come una torta salata meravigliosa di Isabella, o il vino bianco ghiacciato imbottigliato da lei.

Più’ bello ed emozionante e’ stato ritornare li’ come se i mesi non fossero passati e rivedere il viso arrossato di Marta che col suo splendido sorriso ci apre la porta anche se e’ stanca e il traffico di una Milano piovosa ci ha fatto tardare parecchio sull’orario previsto.

Ma il piacere e l’emozione di rivederci ha “scavallato” totalmente l’orologio.

Per non smentire le abitudini abbiamo aperto un paio di bottiglie di quel bianco ghiacciato imbottigliato in cantina.

E dopo qualche parola di come sta andando e progetti o prospettive varie era inevitabile essere rapiti dalle fotografie per cui eravamo li’ con la scusa di un bicchiere di vino ghiacciato o viceversa.

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PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

Ho fatto 1000 fotografie all’Albero della Vita durante Expo e poi questa estate durante Experience.

Affascinata dagli spruzzi d’acqua sparati ad altezze vertiginose e a suon di musica.

Le ho fatte a qualsiasi ora e anche dall’interno e sotto i tralicci curvi di legno dell’Albero, aperto per la mostra che spiega ogni dettaglio della struttura.

Le ho fatte in verticale e in orizzontale, ho ripreso tutte le variazioni di colore dell’acqua che si alza al cielo. Ho centinaia di doppioni e il telefono pieno e nonostante le abbia scaricate sul pc non me ne libero per paura che vadano perse, chissa’ perche’ poi.

Ma l’altra sera ho trovato un altro posto che m’incanta altrettanto nel magico gioco di sbuffi di acqua e luci ove lo sfondo e’ il vetro che riflette ogni riverbero o ombra e tutto e’ circondato dalla piu’ moderna architettura della nuova Milano non piu’ da bere.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

Piazza Gae Aulenti.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

Linee super moderne e tecnologia estrema e futurista dedicata ad una donna che ha vissuto e lavorato emergendo in un mondo “architettonico” ancora predominato da uomini.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.
Il vecchio e il nuovo e una mezza luna

Piazza Gae Aulenti non è soltano una sfida architettonica. È un luogo dallo spirito di metropoli europea che riprende il concetto antico della piazza come spazio dedicato alle attività produttive e ricreative. Infatti ha acquisito un’identità  di luogo dopo fare una pausa pranzo o post lavoro per andare a leggersi un libro un libro sul bordo della fontana a sfioro che di sera si riempie di colori e il Solar Tree, un impianto di led che di notte si illumina sfruttando l’energia solare accumulata di giorno.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.
Piazza Gae Aulenti e la luna

Vicino al cuore della Movida milanese di Corso Como , Piazza Gae Aulenti si anima anche di sera, complice l’atmosfera creata dalle luci colorate delle fontane e dai riflessi della facciate di vetro e acciaio degli edifici.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

 

 

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

È  azzardato paragonarla un po’ al Forum del Sony Center di Potsdamer Platz a Berlino per essere un punto di ritrovo della città?

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.
Unicredit Pavillon

Oppure e’ altrettanto azzardato pensare che possa essere uno scorcio di skyline di un angolo della New York di oggi?

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

 

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

 

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

 

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EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

 

Pausa breve di 15 minuti e rinunciare alla “merendina”, o alla cena super veloce, una telefonata o una sigaretta per farsi una lunga risata distensiva.

Esilaranti 7 minuti di pausa per 5 € per rotolarsi in una bolla di plastica, rimanere a testa in giu’, non aver energia per ritornare in posizione eretta dalle risate e dalle posizioni buffe con gonna o pantaloni; fare le bolle-scontri o cercare di tirar un calcio ad un pallone e’ davvero impossibile.

Le piu’ coraggiose a provare l’iniziativa due donne e poi raccontarla al pubblico numeroso di Palazzo Italia ricco di piccoli e ragazzi che numerosi vengono a vedere la mostra, l’albero e “City after the City” della Triennale.

 

 

 

 

 

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

 

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

Ma forse domani ci saranno anche le mongolfiere oltre alle Bubble????

 

Il Bubble Football ha poche regole e due obiettivi: divertirsi e fare goal! Esistono delle regole adattabili e personalizzabili in base alle esigenze di chi gioca. Il numero dei giocatori varia a seconda delle dimensioni del campo. Nel Bubble Football la formula più usata è quella del 4 vs 4 – 5 vs 5 – 6 vs 6 sino anche ad arrivare ad un 11 vs 11.
Le dimensioni ideali del campo da gioco sono quelle dei campi da calcetto e/o tennis, le porte possono essere quelle piccole (senza portiere) oppure quelle regolamentari (con portiere anch’esso dotato di bubble ball).

 

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

La contesa iniziale del pallone ha lo stessa formula della pallanuoto. La palla viene posizionata al centro del campo, le squadre si trovano allineate nelle proprie aree e al fischio d’inizio si inizia a corre in direzione del pallone dando origine al primo grande mix di scontri.
La possibilità di scontrarsi “corpo a corpo” e di commettere quindi fallo è inesistente, anzi è una prerogativa del gioco per il possesso palla: vuoi la palla? Buttami giù e rubamela se ne sei capace! Gli scontri sono d’obbligo, ma la sfera è progettata per proteggere il giocatore dalla testa fino al bacino compreso attutendo quindi i colpi. L’unica raccomandazione è quella di tenersi ben saldi alle apposite maniglie!

Sono vietati i colpi volontari da dietro e gli scontri lontano dall’azione di gioco.

Bubble Football

Festival del volo

Bubble Football Italia

IL TESTAMENTO DI UNA MADRE IMPERFETTA

IL TESTAMENTO DI UNA MADRE IMPERFETTA

IL TESTAMENTO DI UNA MADRE IMPERFETTA

Manuela Spanu luglio 2016

Cosa vorrei che mia figlia sapesse di me…
Nel 1977 sono scomparsi due grandi personaggi, Charlie Chaplin e Jacques Prèvert, ma per compensare la perdita sono nata io, anzi sono rinata. Ebbene si, il mio parto non fu come tutti gli altri, dai racconti di mia mamma (come nel film “The big Fish) io e lei abbiamo lottato tra la vita e la morte, uscendone vincenti, insomma ho fatto capire al mondo di che pasta ero fatta sin dai primi gemiti…
Ma non ti racconterò della mia infanzia, ricordo bene la tua che ho rivissuto come una bambina, alla tua stessa altezza, era bello guardare il mondo da lì… Allora di cosa voglio parlarti?

Di me, di come sono stata, perché agli occhi dei figli non siamo mai reali, sempre costruiti, sempre nel ruolo.

Cm 1,56 sono bastati a fare di me una “grande” donna, spesso disperata, mi strappavo i capelli in continuazione, anche se poi ho capito che lo facevo perché ne avevo troppi, lo avessi saputo prima.. Malinconica, nata triste, tristemente felice, affascinante e affascinata, schizofrenica sentimentale, così mi definiva il tuo papà che nonostante la sua “miopia” ha trascorso la sua vita fiero e sicuro di avermi compresa e “vista” fino in fondo, non diciamoglielo che si sbagliava…
Ho vissuto immersa nei miei non lo so, ogni mattina lo sbadiglio era fatto di dubbi, il caffè sapeva di incertezze e i biscotti si inzuppavano di finte scelte definitive che poi ribaltavo al terzo frollino…
Giocoliera di parole, con uno spiccato carisma che trascinava spesso i personaggi più derelitti ammaliati dalla mia finta sapienza, quante volte ho dovuto fingere di essere intelligente.. poi me ne sono convinta.

La follia mi ha accompagnato a lungo, e non sai quanto mi è stata utile, da nemica si è trasformata nel mio più grande maestro e senza di lei non avrei incasinato la mia esistenza, dal caos sei nata anche tu..
Vorrei che attraverso queste parole tu possa conoscermi come persona e non solo come mamma, prima di essere genitori siamo persone, ogni tanto lo dimentichiamo.

Piccola mia, non voglio consigliarti nulla, se non dirti di lasciarti trasportare dalla vita, sogna e resta sempre un po’ bambina, gioca, pasticcia, non cambiare la tua natura, ma cambia continuamente idea, ricordami e dimenticami allo stesso tempo, fino a lasciarmi andare….
La tua mamma

luglio 2016 Manuela Spanu 

Foto elaborate da Joy Hope Rule©

IL TESTAMENTO DI UNA MADRE IMPERFETTA

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IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

Il mio Job Club e’ iniziato circa un paio di mesi fa e si e’ svolto in QF, un co-working creato da due giovani neo mamme.

Casualmente, o forse no, il gruppo che si e’ presentato fin dalla prima sera era formato da donne, tranne un giovane che alla volta successiva ha ben pensato di non ripresentarsi. Unico uomo in mezzo a tanto gentil sesso si sara’ sentito un pesce fuor d’acqua. I nostri incontri settimanali sono stati decisamente unici e incredibili, man mano che si procedeva in questo percorso mi rendevo conto di un gruppo unico e molto forte. Competenze di elevato livello, donne e mamme dai 50 anni in giu’, li, insieme, per cambiare o cercare un lavoro; in ogni caso alla ricerca di una propria dimensione non solo professionale.

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

La nostra guida Daniela Tidone della Scuola triennale di counseling – Sistema Eduzione ha condotto il “gioco”, i test, le analisi.  Quante volte ci ha detto quanto la scuola di counseling le ha cambiato la vita. Non faccio fatica a comprenderlo.

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

Il percorso si snocciola di volta in volta non solo nello spiegare come si fa un curriculum o un colloquio di lavoro. Notizia assai interessante, ma non il cuore della questione o della situazione da tutte noi vissuta.

Nella realtà siamo state invitate, una per una, a cercare non solo un nuovo lavoro, un nuovo settore nel quale inserirsi anche a 50 anni, ma a conoscerci meglio e a verificare se attraverso competenze messe sul piatto, anche non lavorative,  ci fosse qualcosa che ci illuminasse lo sguardo come quando si pensa ad un sogno, si pensa a qualcosa che appaga.

Ecco quindi che si stravolgono le aspettative e le si proietta in campi che mai ci saremmo aspettate di voler esplorare. Bellissimo anche il desiderio di volersi aiutare l’un con l’altra.

Così abbiamo creato una sorta di Banca Ore attraverso la quale ognuna ha messo a disposizione del gruppo le proprie competenze e, previo accordo,  avrebbe potuto approfondire o capire o imparare qualche competenza delle altre per procedere nella ricerca del nuovo lavoro. Oppure avrebbe potuto analizzare qualche argomento utile alla propria vita.

Il gruppo ha subito qualche abbandono, ma il nucleo, presente fin dalla prima sera, ha continuato sempre più coeso e unito, con intese inaspettate e feeling che si stanno consolidando.

Oggi riflettevo sul valore di questo percorso che sta dando dei frutti non indifferenti e non soltanto nella ricerca del lavoro.

il Job Club ha come scopo quello di mettere insieme persone diverse che uniscono le proprie energie in un momento dove la ricerca del lavoro può essere difficile, avvilente castrante angosciante e deprimente.

Un vecchio detto dice “L’unione fa la forza”. E’ vero!

Condividere le proprie esperienze, o angosce , o difficoltà fa sentire meno la solitudine di un periodo difficile.  Discuterne insieme, aiuta a cercare insieme alternative. Cio’ che non viene in mente a te può venire ad un altro. L’esperienza dell’altro può suggerire soluzioni a te.

Non so per quale motivo ma spesso, in questi ultimi mesi, questo Job Club mi ricorda quando sono rimasta in cinta di Veronica, la mia prima figlia. Non ci si rende conto di aspettare un bimbo fino a quando non si muove per la prima volta dentro di te. Tutti dicono che quel movimento assomiglia alle farfalle nella pancia dopo un colpo di fulmine. Non e’ così. In quel caso senti che sono i tuoi organi che si muovono e provocano quello sfarfallio. Mentre quando e’ un bimbo, ci si rende conto che e’ altro da te che si muove all’interno di te e il fruscio leggero, appena accennato e’ la prima consapevolezza che stai portando dentro di te un altro essere umano  che ti appartiene, almeno fino al parto.

Potresti parlarne con molte donne, anche tua madre che ha sentito te per la prima volta in modo analogo, ma non sara’ mai come l’hai sentito tu. Con il secondo, il primo movimento e’ stato totalmente diverso. Comunque in quel meraviglioso viaggio avventura, inevitabilmente, mi sentivo sola e quella sensazione non mi piaceva, nonostante fossi affascinata ogni giorno da un miracolo così incredibile come una gravidanza, per giunta la prima.

Mi iscrissi ad un corso pre-parto di acquagym e solo lì riuscii a condividere ogni minuto di quella fantastica avventura, con gli stessi entusiasmi e le stesse paure e, quando abbiamo partorito, siamo rimaste amiche continuando a condividere argomenti di genitori e figli, l’adolescenza, la maturità, l’università continuando a scambiarci informazioni e a confrontarci.

Così percepisco questo Job Club, nato per la necessita’ di essere aiutata a trovare la strada e gli strumenti per reinserirmi nel lavoro e adesso lo sento come la nascita di una nuova vita. All’inizio mi dicevo mha! Servirà a qualcosa, dove mi porterà.

Mi sta portando in situazioni che mai avrei lontanamente immaginato. Mi sta conducendo in ambienti nuovi, contatti interessanti, la disperazione dell’inizio e’ totalmente cambiata mutandosi in nuovi entusiasmi e scoperte.

Qualcuna di noi ha cambiato lavoro, qualcuna sta elaborando come migliorarlo e come farlo evolvere affinché le calzi meglio addosso,qualcuna con il supporto della competenza di un’altra sta avviando un nuova strada, qualcuna sta cercando di focalizzare che direzione deve prendere nel prossimo futuro.

Tutto ciò e’ grandioso e, aggiungo che, mentre la società  lavorativa ti fa sentire emarginato per eta’, perché  non ti e’ stato rinnovato un contratto, perché sei stato all’estero per 1 anno o perché hai un curriculum variegato e vieni considerato un’inconcludente o poco affidabile, questo percorso rafforza le capacita’ di ognuno, rende giustizia alla personalità di ognuno, rimettendolo al centro dell’attenzione per il suo stesso valore; insomma energia pura che  ricarica le pile.

Così con il gruppo, abbiamo deciso di vederci anche fuori dal co-workng che ci ospita, di frequentarci e continuare a confrontarci cercando di aiutarci.

Mai avrei immaginato che sabato scorso potessimo organizzare una delle cose che più mi rimarranno in mente di questa avventura.

Minacciava temporale ma avevamo organizzato un Picnic serale per stare insieme un paio d’ore, dopo aver cercato varie soluzioni  e avendo il desiderio comunque di trovare un posto tranquillo ed economico.

Francesca ha messo a disposizione una pagnotta di pane nero e cereali e ben due bottiglie di vino bianco da lei imbottigliate. Il resto del gruppo ha portato qualcosa che accompagnasse quel meraviglioso pane.

Ma dove?

Dopo vari messaggi e ipotesi, Francesca ci ha ospitato sul suo balcone all’ottavo piano da cui si vedono le montagne .

Ha apparecchiato per terra con un telo rosso e cuscini giganti, e in 2 mq di spazio ci siamo godute la serata.

 

Niente pioggia ma una gradevole brezza, un cielo limpido  e un tramonto meraviglioso che calava sulle montagne in lontananza. Pane, vino, creme di formaggi, bruschette …uno spettacolo.

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

Un picnic su quel balcone che non dimenticherò mai grazie al Job Club.

4 donne, nuove amiche nella stessa barca, nelle stesse necessita’, piene di ricchezza interiore e competenze in campi diversi,  ma spontaneamente ritrovate  per il piacere di unire le forze e conoscerci meglio.

Il Job Club mi ha permesso di entrare in contatto con il Self Empowrment di Massimo Bruscaglioni e il Conseling di Maria Cristina Koch, con sistema Eduzione e Monica della Giustina e La Casa di Vetro.

Sto conoscendo persone ricche di umanità, positive, in gamba e pronte ad essere di supporto per un consiglio o un confronto. Chissà  cos’altro mi aspetta.

Se penso a qualche mese fa, quando ero disperata, mi guardo indietro e con grande gioia vedo quel periodo lontanissimo e mi sento piena di nuove speranze e avventure da scoprire.

Anche solo per questo il Job Club ha fatto effetto.

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

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AIDS E’ DI MODA…”cattivo gusto” per STUPIRE

AIDS E’ DI MODA…"cattivo gusto" per STUPIRE

 AIDS E’ DI MODA…”cattivo gusto” per STUPIRE

AGGHIACCIANTE polemica ovunque, MA L’OBIETTIVO e’ fare….BINGO!

Convivio NASCE DA UN’IDEA di Gianni Versace nel 1992 la solidarietà sostenuta  dalla moda e dello spettacolo per raccogliere fondi  per la ricerca sull’ HIV in Italia dove non esistono fondi governativi dedicati. in Italia, infatti, ogni anno 120.000 persone vengono infettate dall’HIV, 10 nuove infezioni al giorno, soprattutto tra i più giovani.

Andrea Gori, direttore dell’Unità operativa di malattie infettive dell’ospedale San Gerardo di Monza, università degli Studi di Milano-Bicocca e membro del direttivo Anlaids Lombardia- sostiene che Oggi se ne parla sempre meno, ma l’AIDS continua a colpire e uccidere.

Alcuni numeri, giusto per rendersi conto che il problema e’ attualissimo, drammatico e in crescita

  • 3695 nuove diagnosi di HIV ogni anno.
  • 1 nuovo caso ogni 100.000 residenti.
  • Fenomeno in crescita tra i giovani  tra i 25 e i 29 anni tramite contatti eterosessuali.
  • 120.000 persone sieropositive,
  • l’Italia si colloca al 12° posto, tre le nazioni europee, in termini di incidenza HIV.

I dati sono tratti dal Notiziario della Istituto Superiore della Sanità che dipingono una situazione drammatica, una costante “emergenza” sanitaria che va affrontata con le due armi realmente efficaci: l’informazione e la ricerca.

Dall’8 al 12 giugno “Convivio”, oltre 170 brand hanno  donato i loro capi di abbigliamento, accessori e oggetti di design vendendoli al pubblico a metà prezzo per contribuire a sostenere la ricerca nella lotta all’AIDS

In un’area dedicata si e’potuto  fare  l’Easy Test in forma anonima e gratuita attraverso un tampone orale  , rapido e indolore, che rivela in pochi minuti  l’eventuale presenza di anticorpi HIV e HCV.

Inoltre sono stati distribuiti durante l’evento profilattici griffati con l’intento di specificare quanto la moda sia impegnata nella prevenzione.

Quest’anno per Convivio, Ego of White, Red & Green  ha creato  una campagna pubblicitaria di grande impatto e risonanza sui social dove polemiche e commenti  negativi si sono davvero sprecati. Un deciso e potente cazzotto allo stomaco, ma molto efficace visto che la parola AIDS  e’ ritornata alla ribalta  non rinchiudendosi di nuovo solo negli ospedali.

UN CLAIM FORTE E CHIARO

AIDS E’ DI MODA…"cattivo gusto" per STUPIRE
Direttrice di Vogue Italia Franca Sozzani

 

«“L’Aids è di moda” è un messaggio che va molto oltre lo stigma della malattia, vuole portare allo scoperto un problema -. La malattia esiste». necessario non abbassare la guardia…..MEGLIO FASHION VICTIM CHE AIDS VICTIM

Sui social succede di tutto!!!!!

AIDS E’ DI MODA…"cattivo gusto" per STUPIRE

La locandina dell’evento mostrava, in origine,  i volti delle due testimonial – due ‘icone’ della moda come la direttrice di Vogue Italia Franca Sozzani e la stilista Donatella Versace.

AIDS E’ DI MODA…"cattivo gusto" per STUPIRE
Donatella Versace

Il messaggio pubblicitario finisce nel mirino di commenti  e polemiche  tanto che la Versace si dissocia e dichiara che non ha mai autorizzato l’utilizzo della sua immagine per questa campagna,  continuerà  la sua lotta contro l’AIDS con impegno e con mezzi e parole più idonei ( non so se i mezzi idonei e soft possono essere sufficienti a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica).

Ho apprezzato molto la Sozzani  che al contrario, oltre a rimanere  testimonial della campagna, ha rinnovato l’importanza del messaggio e l’obiettivo che con tanto clamore e’ stato raggiunto.

E’ innegabile che la campagna Convivio abbia raggiunto l’obiettivo di far parlare dell’evento, scegliendo un modo non tradizionale utilizzando la provocazione come “arma” e i social network come “campo di battaglia”.

Una campagna choc ma non trovo  di cattivo gusto. La trovo forte, pungente, polemica, controversa, potente e significativa.

L’obiettivo era stupire e pare dal clamore, che sia riuscita nell’intento, ma hanno dovuto apportare una modifica……………………..un bel punto di domanda!!!!

convivio franca-sozzani-aids-moda CORRETTO

Ci sono così tante pessime e brutte campagne pubblicitarie  senza un fine che la meta’ basta, a volte provocatorie e di cattivo gusto veramente.

Altre invece, il cui precursore e’ stato Oliviero Toscani, che ha  toccato spesso temi difficili con campagne pubblicitarie  sempre molto forti e di cui si  e’ parlato e chiacchierato tanto, ma con il chiaro intento di SENSIBILIZZARE anche se in modo polemico e provocatorio.

 

 

La comunicazione e’ sempre un fatto delicato, soprattutto se i temi sono caldi come quello dell’Aids. Tempo fa non si parlava d’altro, era attuale e di moda. Campagne, associazioni, manifestazioni e di tutto di più. Noti personaggi  dello spettacolo vittime di HIV hanno fatto coming out, sono morti  e se ne parlava.

Poi, d’un tratto, non se ne e’ più parlato.

A dir la verità, io stessa ero convinta che col passare degli anni si fossero trovate cure e vaccini, visto che non sembrava più un argomento attuale.

Ecco quindi, una campagna pubblicitaria scioccante e provocatoria , ma efficace, che riporta alla ribalta il problema. E tanto più ha fatto scalpore e fatto parlare e discutere, tanto più ha raccolto visibilità e fondi per la ricerca.

L’AIDS E’ ancora, purtroppo, DI MODA.

Repubblica  Corriere Vogue

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