TI RACCONTO UNA FIABA CHE DIVENTA FAVOLA

TI RACCONTO UNA FIABA CHE DIVENTA FAVOLA

TI RACCONTO UNA FIABA CHE DIVENTA FAVOLA

Vagavo senza meta e con la disperazione nell’animo, continuando a rigirare tutti i pensieri negativi che da mesi mi affliggono e ai quali non riesco a trovare scappatoia. Ho incontrato tante persone, come mai in tutta la mia vita. Molte hanno girato le spalle, altre hanno dato una pacca consolatoria ma poi hanno girato le spalle comunque. Qualcuno si e’ preso gioco di me promettendo il cielo, il mare, la terra e nel momento in cui mi offriva i doni sul palmo della mano incoraggiandomi a prenderli così la ritraeva chiudendo nel pugno la luce in fondo al tunnel che avevo, per poco, intravisto.

Una ferita, ennesima, al cuore gia’ dolorante, gia’ deluso, gia’ piu’ non in grado di sopportare altri graffi, sempre piu’ sanguinante e inerme, incapace di reagire e di ridare gas per riprendere la strada.

Lo sguardo vitreo e perso nel vuoto in cerca di una soluzione per procedere; i vestiti sempre gli stessi. Tolti e messi sulla sedia la sera prima e rimessi il giorno dopo. Viso scavato dalle perdite e dai tradimenti; solchi d’espressione irrecuperabili.

Un giorno per strada incontro un’anziana signora, elegante, di gran classe con le mani tutte storte dall’artrosi, l’aiuto a salire sul tram e mi ringrazia con un sorriso d’altri tempi. La osservo durante la corsa e non ha una virgola fuori posto. Veste con colori brillanti e ha accessori adeguati ai vestiti. Scarpe e borsa in tonalità, un viso luminoso, una solitudine interiore, un dolore profondo celato.

Scendiamo insieme dal tram e l’aiuto ancora.

-Signora- mi dice- lei e’ stata molto gentile, sto cercando qualcuno che mi aiuti a fare il “nostro” dolce tradizionale per Natale perche’, quest’anno, faccio piu’ fatica del solito con le mani e con la schiena, sa ci vuole molto tempo, e’ una ricetta complessa e lunga.

Le avevo notate, bellissime, affusolate, curatissime, ma storte. Chissa’ se le facevano male oppure erano solamente l’effetto dell’artrosi.

“Se si fida, dato che non mi conosce, posso aiutarla io.”

Un sorriso ancor piu’ bello del precedente illumina tutta la scena e capisco che si fida ma non solo.

Mi da appuntamento per andare a casa sua.

Giungo puntuale  carica di gioia e di entusiasmo e vengo accolta con quel sorriso bellissimo e pieno di allegria. Trovo in cucina una birra fresca, un portacenere e un grembiule per non sporcarmi e tutto super organizzato. Diventiamo amiche prima di subito e mentre lavoriamo la pasta del dolce lei mi racconta la sua splendida storia d’amore. Le s’illumina il viso quando parla di lui e, nonostante sia vedova da molti anni, sembra che suo marito l’accompagni quotidianamente in tutto quello che fa.

Chiacchieriamo, chiacchieriamo tutto il giorno mentre il dolce che stiamo facendo è fatto da palline fritte passate nel miele e guarnite di mille colori e confetti e canditi. Sono gli struffoli napoletani. Mi racconta i trucchi del cuoco Monsu’ che con la sua mamma li cucinavano tutti gli anni per i numerosi parenti e amici presenti ai cenoni natalizi nei palazzi che avevano a Napoli e dintorni, persino in Basilicata. Le carrozze, gli abiti da sera; abitudini di un tempo.

Uno dei segreti di famiglia e’  nel goccio di marsala e la buccia grattugiata di un limone nell’impasto. Sul leggio, in cucina, c’e’ il volume “LA CUCINA NAPOLETANA” di Jeanne Caròla, un supporto per ricordare i numerosi passaggi.

Friggiamo centinaia di pezzetti di pasta che si gonfiano nell’olio bollente e poi la vedo intenta a passare quelle palline, appena fritte, nel miele sciolto, girarle a fatica; quanto amore in quel movimento, quanti ricordi le passeranno nella mente mentre meticolosamente avvolge ogni struffolo nello sciroppo ancora sul fuoco. Ogni anno, ogni Natale e’ un rito.

La parte più bella e’ stata la decorazione.  Ero lì, disponibile a dare una mano ma al momento dell’impiattamento mi sono un po’ allontanata per osservarla meglio, vederla china sui piatti pieni di struffoli a mettere con artistica maestria tutti quei decori.

Mica buttati sopra così; messi uno a uno.

Le ciliegie candite, la scorza d’arancio tagliata a fettine, frutta candita mista a dadini, confettini piccolissimi d’argento, perle di zucchero all’anice (i famosi  “spacca denti”) e sassolini colorati invisibili, gli unici messi cospargendoli su tutta la superfici come fosse una granella.

L’impresa volge al termine e la giornata pure. Sulla porta, mentre la sto ringraziando e salutando, m’invita per la serata della vigilia di Natale a cena. Devo assaggiare gli struffoli che abbiamo fatto insieme.

Accetto.

Arrivo all’appuntamento, parcheggio e mentre scendo dalla macchina vengo attratta dal balcone al terzo piano. Attraverso la strada per vedere meglio e noto delle grosse lanterne e dei grappoli d’abete pieni di mille luci. Sorrido.

Citofono e lei mi dice: “Sali con calma per favore, non suonare alla porta ti apro io quando sono pronta”

Sorrido ancora.

Salgo e resto qualche minuto in attesa sentendo trafficare, ma silenziosamente.

Nel mentre penso a questa strana situazione.

Questa signora mi ha affascinato dal primo istante, ma cosa ci faccio lì in attesa che mi apra. Ripasso come un film tutti gli ultimi mesi così ricchi di disperazione, incertezze, delusioni e dolore. Quando cammino per la strada o salgo sui mezzi in genere mi guardo i piedi, me ne sto per i fatti miei, chiusa nelle mie angosce. Invece lei ha catturato la mia attenzione, quel giorno, sul tram. Ed ora mi trovo dietro la sua porta di casa in attesa di una cena insieme.

Bellissima quella giornata passata in cucina a sentire i racconti di una vita e ad assorbire tutto quell’amore. Guardo la porta e un po’ origlio, sento movimento. C’e’ una decorazione bellissima sullo stipite. Una treccia di legnetti infilati a mano come in una collana inframmezzati a bacche rosse e neve e un lungo fiocco rosso che accarezza un Babbo Natale di legno.

TI RACCONTO UNA FIABA CHE DIVENTA FAVOLA

Sento i passi e la porta si apre. E’ buio, le luci sono spente e lei mi accoglie con una luce negli occhi piena di allegria. L’abbraccio e la ringrazio, lei mi dà il benvenuto e mi dice “ Buon Natale, ti aspettavo”

Sembra di entrare in un paese da fiaba, pieno di piccole luci e un’atmosfera di magia.

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Entro nella sala e sulla sinistra vedo i nostri coloratissimi struffoli accanto ad altri dolci e panettone e pandoro e un piccolo albero illuminato da led, fili e decori d’argento e, come d’incanto, mi ritrovo in mezzo alla neve. E’ tutto bianco intorno e molto luminoso perché ci sono tanti lampioni, no sono lanterne, bianche con i vetri ai quattro lati e il camino in cima.

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Una grande e le altre più piccole. A fianco ad una di esse c’e’ un folletto. Ha un grande naso al centro del viso contornato da una lunga barba bianca e un buffo cappello di lana fatto a maglia con fiocchi di neve disegnati.  Mi prende per mano e mi porta a fare una lunga passeggiata in mezzo alla neve, in mezzo al nulla fino a quando le luci delle lanterne non diventano piccolissime e lontane. Ci fermiamo in silenzio al buio, allunga una mano rugosa e mi accarezza il viso guardandomi languidamente a lungo e poi sorride.

Dopo un po’ accenna a tornare, mi volto ma siamo al buio e non vedo nulla. Sulla destra, in fondo in fondo in mezzo al niente s’intravedono dei piccoli punti di luce che ci indicano la via del ritorno. Man mano che ci avviciniamo la luce aumenta e le lanterne diventano sempre più dettagliate e lucenti. Un faro nel buio, un punto di riferimento.

Mi ritrovo seduta ad una tavola bellissima ed elegante dove perfino i tovaglioli sono delle roselline con i calici luminosi. E’ tutto bianco e rosso natalizio e i bicchieri riflettono le scintille  delle candele caleidoscopicamente attraverso il cristallo intarsiato. Tutta la stanza e’ illuminata solo da candele piene di magia. In ogni angolo c’e’ una lanterna natalizia e al centro tavola quelle lanterne bianche che hanno illuminato il buio della notte in mezzo alla neve fredda.

TI RACCONTO UNA FIABA CHE DIVENTA FAVOLA

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Il mio buio e il mio freddo.

Ceniamo chiacchierando di tutto, brindiamo e apriamo i regali.

TI RACCONTO UNA FIABA CHE DIVENTA FAVOLA

Che piacevole atmosfera piena di spensieratezza come da tempo non provavo.

La cena finisce, stiamo ancora un po’ insieme davanti ad un bicchiere di Moscato bianco e ai nostri struffoli colorati che chicco per chicco degustiamo complimentandoci dell’ottimo risultato e ridendo per la bella giornata culinaria passata insieme, mista a piccoli incidenti accaduti durante la lavorazione.

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E’ tardi, lei inizia ad essere stanca, l’abbraccio forte sulla porta lei ricambia. “ L’ho fatto per te con tanto amore” mi dice fissandomi negli occhi e penetrandomi l’anima.

Che serata magnifica, mi avvio a casa col sorriso sulle labbra e mi addormento ripensando a tutto.

Mi sveglio durante la notte dolorante ad un polso, mi sveglio e nel buio mi massaggio il braccio. Mi sono addormentata con il bracciale che mi ha regalato la signora, lo accarezzo, tocco ogni ciondolo, ripasso con le dita tutte le scanalature, le accarezzo e vedo nel buio notturno quei colori rosso e bianco dei ciondoli e mi riaddormento sorridendo.

TI RACCONTO UNA FIABA CHE DIVENTA FAVOLA

Dal giorno di natale sembra che l’aurea che mi circonda abbia ripreso un po’ di energia e colore. Porto quel bracciale giorno e notte e penso a lei in continuazione come se stesse con me dal mattino alla sera. So che mi sta guidando nella giusta direzione fuori dal tunnel e dal buio.

Natale 2016 

 

 So che darò fastidio ad alcuni con questo scritto ma, francamente, me ne infischio. Anzi, il motto per il 2017 sara’ proprio questo!

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A MUSO DURO CONTRO IL FEMMINICIDIO

A MUSO DURO CONTRO IL FEMMINICIDIO

A MUSO DURO CONTRO IL FEMMINICIDIO

“A Muso Duro”  di Agnese Belardi.

Agnese è nata e vive a Lagonegro (Potenza). Docente di Materie letterarie dal 1986 presso le scuole superiori di 2° grado. Ha pubblicato il saggio dedicato alla poetessa Donata Doni Una voce oltre la vita e quello dedicato a Giacomo Racioppi L’uomo e l’opera. Le raccolte di poesie: Nettare dal cuoreArcobaleno di paroleLe piccole cose della felicità e Un mondo di pace.

“A muso duro ” è il titolo del libro appena pubblicato dove l’autrice lucana Agnese Belardi, con stile crudo e introspettivo racconta la storia di cinque donne che hanno subito la violenza di genere, in tutte le sue declinazioni, ma che hanno scelto di lottare ogni giorno della loro vita.

“Come donna, insegnante, poetessa non potevo non occuparmi della violenza in generale e di genere: il FEMMINICIDIO. Come insegnante con i miei alunni a scuola, con il circolo culturale Monnalisa ci occupiamo di debellare stereotipi che vedono la donna inferiore, subalterna. Tentiamo di valorizzare i talenti femminili sconosciuti a molti. Abbiamo istituito un premio dedicato alla poetessa Donata Doni di Lagonegro e partendo da lei, ogni anno, premiamo le donne che si sono distinte in Basilicata nel campo letterario  e nel sociale”.

“A muso duro” è un libro da riporre, dopo la lettura, nello scaffale delle differenze, dove si trova il valore delle differenze culturali, di genere, di età, di abilità, di etnia, lo scaffale contro la discriminazione, il pregiudizio, la violenza, lo stereotipo.

E’ la Storia di Angelina, Beatrice, Rossana, Maria Sofia e Miriam che nella fase dell’età evolutiva denunciano la violenza di genere in tutte le sue forme.

A MUSO DURO CONTRO IL FEMMINICIDIO
Agnese presenta il suo ultimo libro ” A Muso Duro”

“Donne siamo, tutte fragili, fallibili, preziose, non sparliamoci ma parliamoci  a muso duro, lealmente, senza farci guerra”.

Con questo libro Agnese vuole alzare il volume della Voce Femminile, dilaniato da silenzi e incomprensioni da cui scaturiscono violenze allucinanti.

Per Agnese Belardi, per curare il malessere violento e aggressivo presente nella società  di oggi  usa la  poesia con  “UN MONDO DI PACE”

“Quello in cui viviamo è un mondo di maschere. Un palcoscenico su cui si svolge la “commedia umana” dell’egocentrismo e noi indossiamo la maschera della bontà o quella della crudeltà, quella della gioia o quella del dolore, quella della solidarietà o quella della xenofobia”.

A MUSO DURO CONTRO IL FEMMINICIDIO
Agnese parla del suo ultimo libro “A Muso Duro”

“La poesia – precisa Agnese Belardi- ci invita alla pace nel mondo, alla solidarietà al rispetto e all’amore per gli altri”.

E’ necessario insegnare bambini i valori di solidarietà e rispetto per un benessere fisico e psicologico; insistendo sulla cultura dei sentimenti e della   capacità di conoscere quelli degli altri, rspettandoli. “La poesia-ribadisce ancora una volta la Belardi- è una conquista immensa del ragionare, capire, pensare. Con questi valori difficilmente si diventa preda di mostri contemporanei .

A muso duro

Musica contro il Femminicidio

 

Alex Britti:“Perché le donne non denunciano? Perché la violenza di genere resta ancora un tema tabù?” Il nuovo singolo di Britti rappresenta l’impegno del cantautore nella lotta contro la violenza di genere: tutto il ricavato del singolo, infatti, sarà devoluto alle attività di We World Onlus, associazione che mira a garantire e difendere i diritti dei bambini e delle donne.

La lotta del cantautore italiano nasce da un episodio di vita personale. Dopo aver interrotto una lite tra una donna e suo marito in un parco, il cantante ha sperimentato in prima persona la “negazione della violenza”. Ho provato invano a convincere la donna a denunciare il marito violento. Quindi, ho sentito il bisogno di fare quello che so fare: scrivere una canzone”.

Pink Floyd – Don’t Leave Me Now. Un brano del concept album The Wall per raccontare le ansie di un uomo violento che si oppone all’abbandono della sua donna: How could you go? When you know how I need you to beat to a pulp on Saturday night   

Travis – Blue Flashing Light . La storia del padre violento del cantante Fran Healy raccontata in una hidden track di The Man Who, il loro disco più famoso.

Alter Bridge – Addicted To Pain .La storia di un abuso mentale e psicologico che viene perpetrato tanto da abituarcisi è sottolineato dalle chitarre furenti e da un cantato urlatissimo: la canzone è stata usata lo scorso 12 Novembre per aprire il concerto di Milano.

Christina Aguilera – Oh Mother. La celebrazione della madre della cantante, che decise di divorziare dal marito violento quando la Aguilera aveva otto anni.

Eminem feat. Rihanna – Love The Way You Lie. Due nomi celebri per violenze subite e vite difficili: Rihanna fu picchiata dall’ex fidanzato Chris Brown, Eminem ebbe problemi legali per percosse alla ex moglie Kim.

Miranda Lambert – Gunpowder And Lead. Anche la stella del country americano si abbandona ad un blues per raccontare la storia di una donna che attende con una pistola in mano il ritorno a casa del marito violento.

The Cardigans – And The You Kissed Me. Una relazione violenta in punta di voce e arpeggi. Non è autobiografica,  ha precisato la cantante Nina Persson

REM – Bang And Blame. La storia di violenze domestiche in una delle ultime canzoni della band di Athens

Parliamoci a muso duro, ma senza fronzoli

Pagina FB di Agnese Belardi

Fonti: Basilicata notizie, Napoli News24L’Erudita

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