L’ALCHIMIA DELLA FIDUCIA

L'ALCHIMIA DELLA FIDUCIA

L’ALCHIMIA DELLA FIDUCIA

di  Michelle Kling Hannover 

 

Perché un bambino va verso uno sconosciuto ? Perché ha fiducia negli altri.

Perché una grande pianista suona un notturno di Chopin con passione e disinvoltura ? Perché ha fiducia in se stesso , ma anche nei suoi maestri.

Perché uno scrittore presenta un suo manoscritto al suo editore ? Perché ha fiducia in se stesso e nell’incontro.

Perché un imprenditore si lancia in un’avventura ? Perché ha fiducia in se stesso , ma anche nel progetto.

Ma tutti questi eroi, mistici, idealisti, che abbandonano le comodità della vita, per trascorrere un’esistenza diversa, conservano la fiducia fino in fondo all’avversità , hanno fiducia in se stessi o nella vita ?

 

L'ALCHIMIA DELLA FIDUCIA
Il tulipano e’ il fiore dell’ottimismo

La fiducia in se stesso, alle volte confusa con i termini di self confidence e o self esteem, è sempre accompagnata da una fiducia in qualche altra cosa , in una realtà più grande, nel proprio savoir faire , negli altri , nella vita .

Queste 3 dimensioni s’intrecciano con proporzioni diverse dell’una o l’altra, preziosi elementi di un’alchimia alle volte impercettibile, complicata ma raggiungibile.

Possiamo aumentare la fiducia con le nostre competenze, il nostro savoir faire, la gestione delle tecniche, ma la vita non si ripete, trova sempre il modo per non rispettare i pronostici, se no non sarebbe la vita.

Una  competenza perfetta non basta, mancano 2 facce della fiducia, una dimensione relazionale , (fiducia negli altri) e una dimensione mistica (fiducia nella vita)

E cosi la fiducia non è  sicurezza tanto meno arroganza, non è essere sicuri, ma trovare la forza di buttarsi anche nel dubbio.

Storie di miracoli, enormi difficoltà superate, hanno il potere di generare emozioni di assoluta fiducia , in altre occasioni; la fiducia ci permette di calmarci, di guardare le situazioni difficili in modo diverso.

Possiamo collegarci a qualsiasi tipo di situazione , dato che questa fiducia parla al nostro cuore, respiriamo con calma per far sbocciare in noi il fiore della fiducia.

L'ALCHIMIA DELLA FIDUCIA

Alla fiducia attaccherei altri 4 petali:  la fede, il coraggio e la speranza, l’ottimismo.

 

 

L’ALCHIMIA DELLA FIDUCIA di  Michelle Kling Hannover  amante dei fiori, si circonda di composizioni sempre delicate e ama disegnarle e dipingerle.

L'ALCHIMIA DELLA FIDUCIA

Iris, fiore della fiducia disegnato da Michelle Kling 

 

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I MONASTERI di  Michelle Kling Hannover 

I MONASTERI di  Michelle Kling Hannover 

I MONASTERI

di  Michelle Kling Hannover 
I MONASTERI di  Michelle Kling Hannover  

In questi giorni difficili proviamo un senso di limitazione , e spesso tiriamo fuori le nostre paure, le nostre frustrazioni, perché non partire per un ritiro spirituale e usare quello che nessuno ci potrà mai sottrarre, la nostra immaginazione ?

Praticare un esercizio di meditazione, di contemplazione, o una semplice preghiera, in un posto bellissimo di nostra scelta, con un’immagine, è senza dubbio una piacevole abitudine quotidiana anche per  pochi istanti.

Vi propongo di scegliere un monastero, anche diverso ogni giorni.

Ma perché ricorrere  a questo  posto sacro, impregnato di storia ? Vediamo di coglierne  l’essenza ….

I monasteri respirano l’immobilità delle loro vite ritirate, vivono con gli ampi movimenti della natura, con le vibrazioni della luce, i flussi del visibile e  le pulsazioni dell’invisibile.

Sono all’unisono del fruscio del tempo che attraversano a passi lenti.

La loro atmosfera porta verso un’oasi di silenzio, saggezza e dolce pazzia, preziosi più che mai in questo periodo.

I canti gregoriani sostituiscono le parole, alle volte si tace invece di cantare, il silenzio è ricco di risonanza, crea un’acustica interiore dalle mille sfumature.

I monasteri invitano all’arte di meravigliarsi e alla diffusione di pensieri che in tempi normali non ci verrebbero in mente, seminano pace, lanciano scintille di speranza, e i loro ambienti  ci fanno accedere alla bellezza  che Dio ha voluto scrivere a  mano per tutti noi.

Coltivano l’arte dell’amicizia, della dolcezza con Dio e  la terra,  gli animali e gli umani, con la vita.

Vivono in sottile intelligenza con ogni cosa, con il tempo che prosegue il suo interminabile cammino, prendono cura del mondo, con lo spazio che respira nei dintorni, e vegliano sulla terra con generosità e costanza.

I monasteri annullano anche il gioco brutale e rumoroso di un mondo saturo di ricchezza e di potere fatto di gloria del possesso, e  culto dell’apparenza.

Pazienza, semplicità e benevolenza, sono i valori maestri, che questi luoghi impregnati della storia dell’umanità, ci  fanno riscoprire per proporci una nuova distribuzione dei pensieri e accompagnano i nostri cuori verso una luce nuova.

 ” FIAT LUX ET LUX FIT”

 

di  Michelle Kling Hannover 

 

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IL LABIRINTO DELL’ANIMA

IL LABIRINTO DELL’ANIMA

IL LABIRINTO DELL’ANIMA

 di Elena Grossi

IL LABIRINTO DELL’ANIMA
“Il doppio segreto”, 1927 – Renè Magritte

 

 “Un importante insegnamento del mio professore di antropologia

 a proposito del lavoro sul campo è quello di uscire sempre dalla propria confort zone.

Per molti versi, è il metodo che ho seguito anche nel “lavoro sul campo del cuore”. Per quanto sia stato tormentoso smarrirsi e peregrinare in territori solitari e sconosciuti, ora mi rendo conto che per qualche strana ragione è stato positivo non trovare subito la strada. Certe volte può essere addirittura un inopinato piacere non sapere dove si è. Ma questo presuppone la capacità di reggere il supplizio dell’incertezza.

La continua espansione della propria confort zone non è una cattiva strategia,

quando si è alla ricerca di un senso tutto nuovo.”

Tratto dal libro “La via del bosco” – Una storia di lutto, funghi e rinascita

di LONG Litt Woon 

IL LABIRINTO DELL’ANIMA
La via del bosco

Elena Grossi:

Questo passo del libro ha risvegliato la mia curiosità facendomi vibrare le corde dell’anima richiamando alla memoria un periodo della mia vita in cui:

“Per molto tempo ho attraversato il deserto delle mie paure, o meglio “la Foresta”…, ho sperimentato il vagabondare nella nebbia dei sensi, richiamata alla vita solo da echi lontani e da rumori indistinti; completamente disorientata. Mi sono smarrita in un luogo che consideravo tetro e deserto.”

A volte vedevo in lontananza pallidi colori che attiravano la mia attenzione, altre volte penetravano la mia barriera infidi profumi paradisiaci che mi hanno rievocato qualche cosa di lontano e sconosciuto… una cosa, una situazione, un modo di vivere o di essere, non so bene… che mai avevo sperimentato in vita ma che agognavo con tutta me stessa.

Quel lungo peregrinare in terre lontane dalla realtà, prima, mi ha portato, per buie e tortuose vie, alla scoperta di profonde zone d’ombra, legittime e legittimate dalla vita, che alla fine del labirinto mi hanno condotto alla riscoperta della parte più intima di me. La parte più sacra, gioiosa e vitale, ancora inviolata dalle sofferenze terrene. ( mi sono state donate per poter, un giorno, filosofeggiare su esse…)

Con il tempo ho compreso che era questa parte che brancolava nel buio e che tanto anelava di venir ritrovata per poter assaporare, per la prima volta, il calore del sole, respirare l’aria cristallina e vivere di una gioia serena, piena di colori intensi e vividi.

Ora è questo uno dei miei compiti terreni, dissetarmi della fonte per cui la mia anima gioisce, nel mio caso sono fortunata perché l’Arte e i Viaggi sono/saranno la mia sorgente.

Questo periodo di difficoltà ci chiama al cambiamento, a riflettere su ciò che riteniamo ingiusto e sbagliato della nostra vita, è un momento che potremmo sfruttare meglio…. Per la crescita personale, per imparare qualche cosa di nuovo, per parlare, come mai avevamo fatto prima, con i nostri figli.

Potremmo anche…pensare a tutto ciò che ci sarebbe piaciuto fare o avremmo voluto fare e prendere seriamente in considerazione di compierlo.

Questo è il compito che abbiamo in questo momento di crisi… buttarci alle spalle il vecchio per poter accogliere il nuovo e magari accettare l’inconsueto. Non è più il tempo di aspettare, ora bisogna purificarsi dai brutti pensieri e raccogliere le forze per pianificare un futuro migliore per noi e quelli che ci circondano. E’ tempo di evolverci, tempo di accettare ciò che ci fa/farà sentire bene lasciandoci alle spalle ciò che non ci appartiene più.

Cosa avremmo sempre voluto fare e non abbiamo mai avuto il coraggio di fare?

Cosa ci ha tenuti legati in una situazione per noi poco gradevole?

Cosa non ci siamo confessati mai per la paura di venir giudicati?

Elena Grossi

Irene Vella l’11 Marzo 2020 ha pubblicato una bellissima poesia su facebook

Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa
Dopo poco chiusero tutto
Anche gli uffici
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire
Ci fu chi imparò una nuova lingua
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco
Ma la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.

 

Colgo l’occasione per ringraziare l’autrice di averci espresso con tanta grazia la speranza che lei e tutti portiamo nel cuore…. Elena Grossi

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IL MESSAGGIO E’ SUL CAPPELLO

IL MESSAGGIO E' SUL CAPPELLO

IL MESSAGGIO E’ SUL CAPPELLO

di  Michelle Kling Hannover 
IL MESSAGGIO E' SUL CAPPELLO 

Marcella Angeletti ha inventato tanti cappelli bellissimi per ogni testa e ogni circostanza , ma questa volta ha scelto la “nuance ” di grigio più adatta , per millesimare come fosse un “grand cru” dall’annata memorabile, una sua creazione geniale, dotata di decorazioni bianche dal nastro antracite che ne risalta lo stile.

E sono piume bianche leggere e sinuose agitate dal vento della speranza che si estendono per insistere sul cuore della raccomandazione di saggezza casalinga , a mo’ di slogan calcolato, invito al giusto stile di vita, in questo momento cruciale.

La designer non perde l’occasione per rivisitare un cappellino classico, come se la moda di un accessorio semplice, che ci piacerebbe portare anche in casa per recarci dalla cucina al salotto, fosse trasformato in un’arma di resistenza collettiva, capace di dare forza a tutti .

Andrà bene, finirà presto, quest’idea dà libero corso alla nostra immaginazione, annulla la nostra vulnerabilità, spazza via la paura, cosi da poter di nuovo disegnare un progetto di vita, attivare i nostri sogni per ritrovare una vita ancora più ricca di piacevoli sfumature.

IL MESSAGGIO E' SUL CAPPELLO

CONSIGLIO FASHION :

E’ un modello che sta bene a tutte e tutti, ve lo consiglio per averlo indossato insieme agli altri invitati, al garden party della Marchesa Sylvia Caradessi del Villar Silenzi, l’anno scorso.

IL MESSAGGIO E' SUL CAPPELLO

di  Michelle Kling Hannover 

 

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IL REGNO DELLA PANTERA

IL REGNO DELLA PANTERA

IL REGNO DELLA PANTERA

di  Michelle Kling Hannover  

La pantera, simbolo della Maison Cartier e la sua storia

Vi è mai  capitato di  vedere, almeno in fotografia, una signora elegante che porta a passeggio una pantera ?

IL REGNO DELLA PANTERA

La Marchesa Casati, e il regno della pantera

nobildonna stravagante e collezionista d’arte che diventerà un’icona dei surrealisti ne portava due al guinzaglio a Venezia.

Siamo nei  primi anni del ‘900 , l’animale è di moda.

Nel 1914,  Cartier  fa realizzare un dipinto ad acquarello dal pittore Georges Barbier “la dame à la panthère”, che rappresenta una signora elegante con ai suoi piedi una pantera nera come invito a una mostra di gioielli.

IL REGNO DELLA PANTERA

Jeanne Toussaint e le sue pantere

Il suo regno comincia rue de la paix nel 1933 , Jeanne Toussaint che conosce molto bene Louis Cartier da dieci anni, è nominata direttrice artistica della famosa maison di Parigi fondata nel 1847, è amica di  Mademoiselle Chanel, ha creato per la stilista, una collezione di borse.

IL REGNO DELLA PANTERA
Jeanne Toussaint

 

Lei non è sposata, Louis Cartier, separato dalla moglie Andrée Caroline Worth nipote del genio della moda del Second Empire, intimidito dalla sua bellezza, è conquistato dal suo gusto, e dal suo intuito femminile .

Lei porta un po’ di colore e di fantasia  nel mondo del nipote del fondatore, che è già una leggenda nel campo della gioielleria, amatore di pietre preziose, ha creato lo stile “guirlande”, poi art decò. Il loro legame sentimentale durerà fino alla morte di Louis nel 1942 .

Questa donna indipendente , non proprio demi mondaine ma un po’ emarginata perché ha rifiutato un destino di borghese, è ricca, i divani di casa sua sono ricoperti di pellicce di pantera, avrà sicuramente incrociato la Marchesa Casati Stampa di Soncino .

Nel 1917 è solo cliente, ordina un beauty case e ci fa mettere una pantera appoggiata sul coperchio.

Ci vorranno vent’anni prima che l’animale diventi un’ icona.

IL MOTIVO E IL REGNO DELLA PANTERA

Il motivo della pantera continua ad affermarsi nel corso degli anni nelle creazioni della Maison, le  placche che vanno ad impreziosire borsette da sera si allargano e appaiono le macchie dell’animale  sui gioielli.

Non è un caso se , nel 1914 e nel 1915 la tecnica di pavage quando si aggiunge l’onice al diamante viene  usata per decorare due orologi, evoca il pelo del felino.

Ma come mai il team di orefici è in grado di realizzare felini così realistici?

Uno dei disegnatori della Maison Peter Lemarchand arrivato nel 1927, lavora in stretta collaborazione con Jeanne Toussaint , si reca regolarmente allo zoo di Vincennes per osservare la muscolatura e i movimenti della pantera .

IL REGNO DELLA PANTERA
Jeanne Toussaint
LA DUCHESSA DI WINDSOR

Nel 1947, è una celebrity che contatta la direttrice artistica , la Duchessa di Windsor, moglie di Edoardo VIII, che per lei ha rinunciato al trono d’Inghilterra, e che fa incidere un messaggio d’amore nei regali a Wallis , adora i gioielli al punto che ogni sua mise è studiata per far risaltare un pezzo importante, un modo per mettere a tacere le critiche. Grazie a lei diventa possibile portare gioielli anche di mattina .

Wallis Simpson  possiede uno smeraldo cabochon rettangolare  di  116,75 carati , diventa una spilla in oro, con una maestosa pantera dal pelo tempestato di macchie in  smalto nero seduta sulla gemma.

IL REGNO DELLA PANTERA

 

Un anno dopo  la duchessa si reca di nuovo da Cartier, questa volta le due donne si mettono d’accordo per far montare  uno zaffiro Kashmir, cabochon di 152,35 carati,  grande come una palla di ping pong,  la duchessa vuole un’altra pantera interamente coperta di pietre preziose.

IL REGNO DELLA PANTERA

Il risultato è strepitoso, questo capolavoro che scelse di portare  durante un evento dove era presente la famiglia reale ebbe un significato politico e estetico, fu per lei come una dichiarazione d’indipendenza.

Ordinerà altre due felini, il primo è a forma di bracciale, morbido, si arrotola intorno al polso , la seconda pantera è una spilla , i due modelli sono coperti di  onice e diamanti.

Altre signore eleganti s’innamorano presto del felino nato nell’immaginazione di Jeanne Toussaint.

IL SUPERGATTO, la pantera di Jeanne Toussaint

Il Supergatto esercita sempre più fascino sull’alta  società.

Dalla messicana Maria Felix, a Daisy Fellowes , mondana e direttrice di Harper’s Bazar , che si fa realizzare il felino nella posizione della pecora, simbolo dell’ordine cavalleresco della Toison d’or, la ricca ereditiera e filantropa Barbara Hutton  passando per Nina Dyer,  principessa e moglie dell’Aga Khan che nel 1958 commissiona il primo bracciale rigido con 2 teste di pantera in diamanti zaffiri e smeraldi e una broche progettata con elementi che si possono trasformare in orecchini.

IL REGNO DELLA PANTERA

 

L’animale iconico perenne, non finisce d’ispirare i creatori, alle volte è presente sul bracciale di un orologio dove è attaccato  o si vede sul quadrante dipinto come una miniatura elegante e colorata. Ma la pantera è anche presente in una preziosa collezione di occhiali .

LA MAISON E IL SIMBOLO DELLA PANTERA

Spesso la Maison crea dei capolavori, nel 2018  fu realizzato un prezioso orologio in edizione limitata,  in oro rosa e diamanti, sul quadrante, a ogni movimento del polso si riversa una pioggia di sfere d’oro lasciando apparire una testa di pantera , è derivato dalla tecnica antica della clessidra  e frutto di 5 anni di lavoro.

 

Ma per segnare l’ingresso nel XXI esimo secolo, nel 2014,  viene creato una forma stilizzata, sfaccettata della pantera che ritroviamo in eleganti anelli e bracciali .

E’ quello che i curatori della mostra fotografica a Milano, aperta in via Gesù, hanno voluto rappresentare  con un modello fosforescente, strutturato in una mega statua  dell’animale esotico.

Il visitatore è subito colpito all’ingresso da questo modello tridimensionale, maestosamente futuristico,  che si stacca dal fondo rosso tradizionale della famosa Maison.

IL REGNO DELLA PANTERA

Quella che nella mitologia greca allattò Dioniso, portatrice di luce e nel medioevo,  guardiana del mistero, simbolo di coraggio valore e potere ha sempre rappresentato la femminilità in tutti i suoi aspetti.

E se la donna è un enigma di cui non si ha la chiave, il panorama mediatico ha contribuito a diffondere questo mito.

Non solo nella gioielleria, ma anche nella moda, da Versace a Krizia ( chiamata la pantera del made in Italy), a Dolce e Gabbana, passando per Gucci e Cavalli, l’identità della donna e il suo stile sono strettamente connessi.

Sul catwalk, nella sua definizione felina, non finiremo mai di vedere sfilare la donna pantera , sinuosa, dal look animalier, che si distingue e combatte per i propri ideali.

 

Michelle M. Kling Hannover

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“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO

Casa di Vetro in via Sanfelice, 3 a Milano,

 Progetto History & Photography

“LA GUERRA TOTALE”

COSA HA FATTO QUEST’UOMO

Cosa ha visto quest’uomo, cosa ha fatto, cosa e’ stato costretto o ha voluto o dovuto fare? Si è difeso, e’ stato aggredito? E’ sporco di fango o di sangue…

E’ un uomo morto, morto dentro e per il resto dei suoi giorni, da qualsiasi parte stia, ovunque vada e se avrà un futuro, moglie, figli. E’ comunque morto!

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Soldati tedeschi dopo uno scontro in strada. In mano uno ha una pistola Luger e un’accetta usata per il combattimento corpo a corpo” gennaio – febbraio 1943 Novorossijsk, URSS (Russia) Autore sconosciuto Archivio sconosciuto Fonte Reddit.com

 

LA MOSTRA

Bellissima e coinvolgente questa mostra che racconta la seconda guerra mondiale, curata da Alessandro Luigi Perna e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose, si inserisce all’interno del progetto History & Photography.

Il secondo conflitto nelle più belle e iconiche fotografie del National Archives and Records Administration e della Library of Congress, che a loro volta conservano immagini delle collezioni della US Navy, dell’US Marines Corp, dell’US Army e altri.

E’ rivolta a tutti, a scuole e università, le immagini sono visibili via web (anche una volta terminata l’esposizione) sia ai professori per fare lezione in classe in autonomia che ai privati per l’home vision –  due nuovi servizi che rendono il progetto H&P all’avanguardia in Italia.

E’ una mostra raccontata attraverso gli occhi umani di chi guarda, chi ricorda, chi ha approfondito studiando immagini e fatti.

L’essere umano in tutte le sue sfaccettature compresa la crudeltà che ha coinvolto interi popoli e nazioni. Alcune immagini possono essere simili ma solo a significare che l’eccidio non e’ avvenuto in un sol luogo, in un solo campo, in un sol ghetto, su un solo treno. Ovunque e non solo in Germania e non solo tra gli ebrei.

 

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Questo bambino terrorizzato era quasi l’unico essere umano rimasto vivo nella Stazione Sud di Shanghai dopo i brutali bombardamenti giapponesi”
28 agosto 1937 Shanghai, Cina Autore H. S. Wong (1900–1981) © courtesy U.S. National Archives and Records Administration

Lo scempio umano è reso tangibile dalla scelta delle immagini dove si coglie, attraverso lo sguardo di un uomo, un bambino, una donna anziana, il vuoto, la paura o il nulla totale in occhi vitrei. Persone annientate nell’anima, nel corpo, nella dignità.

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Due sconcertate signore anziane si trovano tra le rovine spianate dell’ospizio che era stato casa loro fino a quando Jerry (*) non ha lasciato cadere le sue bombe. La guerra totale non conosce limiti. L’ospizio è stato bombardato il 10 febbraio a Newbury, Berkshire, in Inghilterra” (*) Soprannome utilizzato nei paesi anglosassoni per i Tedeschi 11 febbraio 1943 Newbury, Berkshire, Inghilterra, Gran Bretagna Autore sconosciuto o non fornito © courtesy Franklin D. Roosevelt Library Public Domain Photographs, 1882 – 1962 Collection/ U.S. National Archives and Records Administration.

DOMANDE ESISTENZIALI

Splendida la descrizione e introduzione di Alessandro Luigi Perna, curatore della mostra, che pone alcune domande scatenate dallo studio , dalla ricerca e dalla scelta delle immagini, ma domande sull’animo umano che tutti dovremmo porci, oggi più che mai.

“È stato moralmente giustificabile l’utilizzo da parte degli Americani della bomba atomica contro il Giappone? È stato eticamente corretto processare nazisti e fascisti (gli sconfitti) per i loro crimini? E poi condannarli a morte uccidendoli per impiccagione e fucilazione? E a che fine avere memoria oggi dei fatti criminali di allora? Solo per ricordarsi quanto il mondo può essere violento? Oppure per trarne una qualche forma di lezione? E quale lezione si può trarne? La violenza dei totalitarismi fascisti e nazisti è stata sconfitta con le armi: c’è un’altra via possibile se la cultura e l’educazione ai principi dei diritti umani non bastano? Tutte domande oggi terribilmente di attualità che attendono ancora non solo delle risposte definitive ma anche un sistema morale ed etico coerente che sia in grado di produrle.” Alessandro Luigi Perna

 

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Una donna tedesca esce da un edificio in fiamme a Siegburg, in Germania, trasportando con sé alcuni dei suoi beni. Il fuoco è stato acceso da un sabotatore nazista” 13 aprile 1945 Siegburg, Germania Autore sconosciuto o non fornito © courtesy U.S. National Archives and Records Administration

 

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Con l’immagine lacerata del Führer accanto al suo pugno chiuso, un generale della Truppe d’Assalto Popolari giace morto sul pavimento del municipio. Si è suicidato piuttosto che affrontare le truppe dell’esercito americano che hanno conquistato la città il 19 aprile 1945″ 19 aprile 1945 Lipsia, Germania Autore sconosciuto o non fornito © courtesy U.S. National Archives and Records Administration

Sarebbe d’obbligo portare classi intere a sentir raccontare la storia attraverso queste immagini e, ancor più, sentirla narrare da un appassionato Alessandro Luigi Perna, curatore,  e Federica Candela, produttrice,  della mostra. Quando accoglie i visitatori introduce  con enfasi e coinvolgimento emotivo incredibile per quanto sia stato rivelatorio e sconvolgente studiare e creare la mostra stessa. Mai il suo tono, il suo atteggiamento scende di tono, di ora in ora, di visitatore in visitatore.

LA MOSTRA NELLA MOSTRA

Alla mostra si aggiunge un’altra mostra, riservata e offerta solo a chi decide di vedere immagini più crude raccolte in un album a parte.

Ecco, guardando quell’album, molto ben realizzato, benché abbiamo già visto tanto, son rimasta incredula e sconvolta  a quanto ancora di crudele si potesse fare a bambini, uomini, donne e anziani. Non riesco a togliermi dalla mente quegli occhi, la mancanza di reattività.

Follia della crudeltà e poi qualcuno ancora sostiene che tutto ciò non e’ mai esistito.

Assolutamente da vedere.

“LA GUERRA TOTALE”

COSA HA FATTO QUEST’UOMO

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MA PERCHE’ VI PIACE TANTO LA MODA ?

terminata la settimana della moda …

MA PERCHÉ VI PIACE TANTO LA MODA ?

aspetto i vostri suggerimenti intanto vi dico la mia ….

di  Michelle Kling Hannover  

MA PERCHE' VI PIACE TANTO LA MODA ?

Mi piace la moda perché racconta le donne , tutte le donne.

Perché rende il mondo più bello

Perché è futile

Perché anche in bianco e nero è colorata

Perché non rispetta nessuna regola

Perché è un esplosione semantica

Perché crea movimento e vitalità nelle strade

Perché ognuno può coniugarla al singolare

Perché Versace, Pucci, Armani sono dei geni

Mi piace quando rispetta il benessere delle modelle

Perché è immettibile e desiderabile

Perché è esclusiva e democratica

Perché mi piace Scarlett O’Hara, Maryline,

Perché mi commuove, mi tocca

Perché ammiro quelle che con niente addosso hanno un bell’aspetto

Perché è sempre avanti con il tempo

Perché mia madre adorava i chemisiers

Perché è una fonte infinita di variazioni per i giornalisti

Perché arte e artigianato sono una sola cosa

Perché non sono mai alla moda

Perché pensa di essere l’ombelico del mondo.

Michelle M. Kling Hannover

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LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL’ANIMA.

LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL'ANIMA.

LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL’ANIMA.

di  Michelle Kling Hannover  

 

In un mondo di perpetuo cambiamento, folle e  supersonico, l’eleganza può costituire una soluzione per sentirsi più sicuri.

L’elegante porta in se la propria stabilità, in ambienti  dove è sempre più complicato superare la fragilità che alle volte deriva da aspetti poco soddisfacenti della propria vita .

Per  proteggerci, basta mettere il pilota automatico, mantenere una rotta e una velocità costante, da poter  modificare in qualsiasi momento se compaiono elementi nuovi .

Volendo superare il mitico concetto di Mademoiselle Chanel, ” La semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza”,   forse la storia ci può aiutare a chiarire questa nozione soggettiva che varia con le diverse epoche .

LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL'ANIMA.

Fino al ‘600 si parla di eleganza degli oggetti, in quel periodo è ancora associato al modo di muoversi e di comportarsi , quello che Saint Simon chiamava “il non so che ”

Siamo ancora nell’era delle leggi sontuarie che rendevano obbligatorio mettere un determinato costume secondo il proprio ceto sociale di appartenenza.

La rivoluzione francese , permette una libertà di ogni genere, e consente di trasgredire , Les incroyables e le merveilleuses ne sono l’esempio stilistico.

LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL'ANIMA.

Dopo Lord Brummel e i dandy , bisogna aspettare l’800 con “il trattato della vita elegante” di Balzac, per cominciare a vedere l’aspetto fisico nell’eleganza.

LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL'ANIMA.

Oggi quello che si vede all’esterno, deve rivelare tutto, ma non basta, perché questa stessa attenzione ai dettagli, deve essere tinta di disinvoltura, è cosi che nasce il termine “cool”.   Il colore di una scarpa , l’outfit insolito di una tennista, o una clutch particolarmente originale catturano la nostra attenzione con la densità dell’apparenza, che permette a quelli che guardano di proiettarsi in attori o sportivi e imitarli. Non si vive più senza corsi di portamento , bonton , etiquette , strategia comportamentale, gli influencer  hanno sostituito i blogger !

LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL'ANIMA.

E  cosi che il celebrity marketing diventa una manovra mediatica per imporre, attraverso l’immagine dominante, lo stile di un VIP, senza verificare se corrisponde veramente alla sua personalità.

Purtroppo il flusso informatico ha sostituito il flusso energetico, la parola d’ordine è sfoggiare , ostentare, con la massima libertà di scelta, senza una minima parte di mistero poetico che l’eleganza dovrebbe veicolare.

Questa possibilità di poter scegliere sempre, alle volte destabilizzante, raggiunge il significato etimologico della parola elegantia  derivata da elegans, che sa scegliere, ex ligere, arriviamo cosi a nozioni di disponibilità mentale.

L’elegante, se è di alto livello, è quello che sa decidere se e come far passare un messaggio e far scoprire, a chi ne troverà la chiave, qualche aspetto del suo giardino segreto.

Scelta spontanea, poco calcolata per quadrare con i principi della sua personalità ma che passa per i meandri della seduzione.

 

Incroyables e Merveilleuses

LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL'ANIMA.

 

Michelle M. Kling Hannover

LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL’ANIMA.

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COME UN GRANELLO DI SABBIA…..

COME UN GRANELLO DI SABBIA…..

COME UN GRANELLO DI SABBIA…..

 di Elena Grossi

COME UN GRANELLO DI SABBIA…..
Foto di Simon Clayton

Volevo specificare che poche volte

ho assaporato quella sensazione di pienezza…

l’emozione di comprendere l’universo per una frazione di secondo

 e farne completamente parte.

Quella consapevolezza di riuscire a riconoscere “il Tutto “

 all’interno di un infinitesimale granello di sabbia….

Più spesso mi è capitato di comprendere

la “perfetta unicità” di un fiocco di neve

o di sbalordirmi davanti alla ingegnosità di una tela di ragno…

 

Quest’autunno invece mi è capitato di osservare degli uccelli che si riunivano su un albero vicino casa, ogni giorno sempre più numerosi… erano diventati tanto chiassosi che mi sono chiesta di cosa stavano discutendo così animatamente… guardandoli, nei giorni successivi, mi sono accorta che, avvicinandosi l’inverno, si stavano organizzando per emigrare in un posto più caldo!

Scontato ma non per me… perché in realtà mi ero dimenticata sia degli uccelli che del tempo atmosferico!

Mi sono resa conto ancora una volta che guardo senza vedere, come se tutto quello che sta “al di fuori” non mi riguardasse. Era la prima volta in tutta la mia vita che osservavo veramente uno stormo; mi sembrava persino di poter riconoscere i loro atteggiamenti quasi umani… Il mondo è davvero curioso e variopinto!

Trovare nel microcosmo il macrocosmo è un sapere antico, che si può sperimentare attraverso la connessione con la natura, con la meditazione, rivivere grazie a passi ispirati di libri e poesie, si può ricercare attraverso varie forme per lo più artistiche…

COME UN GRANELLO DI SABBIA…..
Foto di Aviv Perets

 

Elena Grossi

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PUOI VOLARE FARFALLA…

PUOI VOLARE FARFALLA...

PUOI VOLARE FARFALLA…

scritto da Elena Grossi

 

Ho voglia di migliorarmi, di riappropriarmi del mio corpo, della mia femminilità, della mia rabbia, ho voglia di parlare, di esprimermi, di conoscermi,

non più di cambiare ma di valorizzare le cose che già possiedo.

Perché il mio mondo è vario,

creativo

colorato

caldo

divertente

profumato

 musicale

 avvolgente,

come la mia casa interiore.

Sono Io ….,

questa piccola e grande Elena che riconosce il mondo

in un granello di sabbia.

Sono l’universo che c’è in me…………..,

in questo giorno perfetto

in cui ho assaporato un briciolo di Deità.

Elena Grossi

 

Ringrazio tutte le donne che hanno accompagnato il mio cammino attraverso la “danza terapia”,

e auguro tutte le donne e gli uomini che stanno coraggiosamente intraprendendo un cammino alla ricerca della propria individualità di trovare la propria strada.

Ben venuta Elena nel Team di 50annieround

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