ANGELI NEL CUORE

ANGELI NEL CUORE

Nel cammino della vita si incontrano tante persone, ed alcune ci lasciano segni, ricordi, momenti, che non si cancelleranno mai. Ogni persona che incontriamo ci può insegnare qualcosa, può farci cambiare in qualcosa, può lasciare in noi parte di se’.

Era una giornata come tante altre; stavo camminando su Pearl Street in Manhattan, e mi stavo dirigendo verso il Brooklyn Banks Skatepark per vedere le affascinanti acrobazie dei giovani con i loro Skate.

Era un pomeriggio caldo di una classica giornata estiva Newyorkese.  John, l’uomo degli Hot Dog, conosciuto anni fa, era al suo posto come al solito, in tutte le stagioni, mi salutò ed io mi presi una limonata fresca. Proseguendo e arrivai alla pista da Skate. La gente era sempre numerosa, di tutte le età ed etnie, unite e non in lotta, ammiravano le varie band, che si sfidavano in maniera educata e civile sul circuito.

Cercai un posto su una delle tante panchine improvvisate. Vidi uno spazio libero. La panchina era già impegnata. Vidi una donna, vestita sportiva ma in modo elegante, non vistoso, con lei due giovani, presumo suoi figli, un ragazzo ed una ragazza. Mi avvicinai e togliendomi gli occhiali da sole che mi proteggevano gli occhi stanchi delle tante albe, chiesi gentilmente e con tono garbato se potevo accomodarmi accanto a loro. La signora in modo grazioso e sorridente annuì.

Mi presentai – salve sono Patrick Hallison, di Manhattan,  abito in Broad Street, vicino a Wall street, e vengo qui quasi tutti i giorni a vedere questi fantastici giovani; ma voi, madame, non vi ho mai visto qui. Nemmeno i suoi figli.

La donna, togliendosi il bellissimo cappello da sole che portava, fece cadere alla lieve brezza di vento che si era in quel momento alzata, i suoi capelli, che brillarono, e mi guardò. Il suo sguardo, anche se sul viso era presente un sorriso stellare di una donna di altri tempi, lasciava capire che aveva una sofferenza nel cuore, portata con dignità e peso nello stesso tempo, con rabbia e dolore, con speranza e fiducia. Si presentò – buon giorno sig. Patrick felice della sua conoscenza. Mi chiamo Madeline Mason, e questi sono i miei respiri di vita, mio figlio Kevin di 19 anni e mia figlia Kaitlyn di 23.

I due giovani mi salutarono e dopo una breve chiacchierata in cui mi diceva che si erano appena trasferiti, lei con i figli, per lasciare alle spalle un passato che aveva creato dei problemi, andai avanti a guardare gli Skater. All’improvviso vidi il giovane Kevin alzarsi, prendere il suo zaino, togliersi le scarpe e metterne un paio molto più tecniche e sportive delle precedenti; tirò fuori dalla sacca uno Skateboard fantastico, dai colori indescrivibili da quanto belli e da disegni molto accattivanti. Ruote in un materiale speciale, diverso da quello degli altri. Disse – mamma io vado – e dopo essersi messo le cuffie ed aver inserito il jack nel suo Ipod, salì sul suo skateboard e andò in pista.

Io rimasi un po’ stupito in quanto non mi aspettavo questo, e lo osservai accuratamente. Seguii ogni sua peripezia acrobatica, qualcosa di mai visto. Pian piano anche le persone delle varie Crew presenti iniziarono a notare il ragazzo.  Io guardai il suo viso intanto che volava, si perché non posso dire che usasse lo skate per “Skettare”, ma lo usava per volare a pelo d’aria sulla pista; era un viso sorridente ma assorto in mille pensieri, e guardando i suoi occhi vidi una determinazione, una rabbia placata a suo modo da una sensazione di benessere angelico che lo conteneva.

ANGELI NEL CUORE
Angeli nel cuore – Oxford Brogue

Anche dalle espressioni del volto capii che comunque lui come la madre aveva nell’anima un dolore causato da qualcosa, probabilmente la stessa cosa che avevano lasciato nell’altra città.

Pian piano si guadagnò la pista, perché gli altri ragazzi si iniziarono a fermare in sequenza, confabulavano tra di loro chiedendosi se qualcuno conosceva quel “BIANCO” e se qualcuno sapesse chi fosse quel ciclone. Le sue evoluzioni continuavano a diventare sempre più difficili, complete, perfette, con giravolte, avvitamenti loop di 360°, appoggi con le mani mai visti.

E quando si fermò, guardando la madre per cercare il suo sguardo, sguardo pieno di amore reciproco e di gioia per avere la propria libertà, quasi tutti i ragazzi gli andarono incontro congratulandosi e cercando di farlo entrare nelle proprie crew della pista.

Osservai poi la sorella, Kaitlyn, Ragazza che sul viso portava segni di dolore, segni di solitudine interna e di difficoltà.

In quel momento si udì della musica stile Hip-Hop misto a breakdance provenire dalle nostre spalle e, intanto che i ragazzi andavano avanti a chiacchierare e a scambiarsi idee sulle acrobazie mimando con il corpo le braccia e le mani i salti, noi della panchina ci girammo per vedere chi era a creare questo concerto moderno.

Erano degli altri giovani che si esibivano in danze sfrenate che al solo pensiero mi creavano dolori alla povera schiena.

Kaitlyn si alzò, chiese alla madre il permesso di andare a vedere e, con il suo consenso corse verso il gruppo di persone.

Anche io e la madre ci alzammo, incuriositi in quanto di solito non vi era nessuno a fare show.

Arrivati alla posizione vedemmo giovani vestini in maniera cangiante e variopinta danzare magnificamente. La ragazza, Kaitlyn, iniziò a sentire dentro di se il ritmo, muovendosi a tempo. Vidi comunque che era molto magra, ma nei suoi occhi vedevo la gioia, una gioia data dalla felicità di vivere, di assaporare la vita, come se avesse visto già la morte e fosse cosciente che i momenti della nostra esistenza devono essere assaporati sempre con gioia. Si mise a ballare assieme agli altri giovani, anche lei con maestria estrema, al pari del fratello, ma su un campo completamente diverso; vidi una figura ombra di lei stessa, come se avesse un aura che si espandeva al di fuori di lei. Vidi una seconda persona, vidi dentro di me, guardandole fisso gli occhi, come lei era; bellissima, paragonabile ad una delle dee greche più belle, ad Athena, con capelli dal profumo dei fiori dei campi estivi più belli e setosi come i petali delle rose.

Capii allora che questa famiglia, in armonia tra di loro, si aiutava a vicenda e che, la donna, la madre, Madeline, era colei che sopportava le fatiche più grandi, che si faceva carico dei dolori dei figli, dei problemi, ma che per lei erano l’unica ragione di vita, il fuoco che alimentava la sua anima, l’amore che la rendeva forte.

Il sole stava per iniziare a calare ed io, purtroppo, dovevo rientrare. Salutai Madeline, sua figlia Kaitlyn,  e dissi loro di salutare il giovane guerriero Kevin. E chiesi se sarebbero ritornati; la donna guardò la figlia e in modo sottile disse che sicuramente sarebbero tornati perché questo permetteva loro di sentirsi vivi e liberi dai pensieri.

Ringraziando ripresi i miei occhiali dalla tasca della camicia, li misi e mi incamminai sulla strada di casa, allontanandomi felice di aver conosciuto persone che, nonostante tutto, sorridono alla vita.

Oxford Brogue

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Un libro e’ sempre un’ottima idea

 

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